Trittico alchemico


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tipologia:
grafica
nr. archivio:
497
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
2000
anno ordinamento:
tecnica e materiali:

stampa tipografica, lapis

dim. senza cornice:
dim. con cornice:
dimensioni: 35 x 77 cm
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

firmato in basso a destra, sull'ultima pagina della sequenza

esemplari tiratura:
edizione:
Il Bulino, Roma, 2000

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
collezione privata, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

L’opera è la rielaborazione poetico-visiva, mediante stampa tipografica, di una incisione seicentesca dell’alchimista Maier, presentata come sequenza. La prima immagine è la fedele citazione dell’incisione dell’antico alchimista, con commento in lapis dell’autrice. Nella seconda immagine, Bentivoglio ha sostituito il simbolo uovo con l’immagine di un libro aperto, di nuovo aggiungendo con la scrittura il proprio commento metaforizzante. Nella figura finale, i due simboli (rispettivamente di natura e cultura) si uniscono sotto il segno della poesia, come indica il conclusivo accompagnamento didascalico. La sequenza verbovisiva è stata così ottenuta con minimi interventi mediati dalla tecnologia (l’elaborazione digitale ha  reintegrato l’ambientazione modificata dal cambiamento dei simboli e  l’eliminazione della spada). Si tratta di un’opera alchemica non solo per la citazione della fonte iconografica, ma anche per il procedimento di trasformazione, al di là del tempo.     Rosaria Abate

note:
note compilatore:

L’opera, così presentata, è priva di data, probabilmente perché questa indicazione era posta nel colofon dell’edizione, o sulla cartella che in origine conteneva il trittico delle stampe

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