Lapide alla scrittura poetica (scrivere coi piedi)


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tipologia:
oggetto
nr. archivio:
337
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
1977
anno ordinamento:
1977
tecnica e materiali:

fotografia, marmo bianco

dim. senza cornice:
dim. con cornice:
dimensioni: 29 x 29 x 3 cm
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

s.f.

esemplari tiratura:
pezzo unico
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:

Mirella Bentivoglio – La poesia fatta pietra, edizioni Coopedit, Macerata, 1984

Renato Barilli, Maria Grazia Tolomeo, Mirella Bentivoglio. Dalla parola al simbolo, con antologia critica, De Luca, Roma, 1996

Frances K. Pohl, Mirella Bentivoglio: Dismantling Images of Power in Italy, in “Women’s Studies”, Claremont (California), vol. XXV, n. 3, 1996, p. 266

didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:

Mirella Bentivoglio – La poesia fatta pietra, Macerata, Pinacoteca e Musei Comunali, febbraio 1984

Mirella Bentivoglio. Dalla parola al simbolo, Roma, Palazzo delle Esposizioni, 10-28 ottobre 1996

condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Si tratta di una lapide che l’artista ha concepito mediante un gioco tra fotografia e materia, tra realtà oggettuale e immagine mediata: ha posto un pennarello tra le dita dei suoi piedi, fotografato e applicato su una lastra marmorea che prosegue il riquadro materico raffigurato nell’immagine. Scrivere coi piedi è un’espressione che indica una scrittura mal eseguita, non adeguata. Ma l’artista, come di consueto, converte di segno questa espressione, indicando non l’accezione negativa di una scrittura praticata appunto “con gli arti inferiori”, bensì l’auspicio a una nuova scrittura priva degli artifici letterari. E, ancora in senso più eversivo rispetto alla pratica della tradizionale letteratura, la necessità di muoversi per fare poesia, di camminare sulle strade di tutti. Bisogna esplorare la propria libertà, bisogna agire, incedere, spostarsi; portare la parola fuori dalla pagina, e nello spazio pubblico, esterno. Esattamente ciò che viene espresso nel corso della sua attività creativa: scindendo il rapporto tra libro e parola, spesso i due mezzi hanno assunto una reciproca indipendenza, mediante l’elaborazione di libri materici autosignificanti; e l’impiego di linguaggio verbale fuori dal lungo della pagina, attraverso performance, azioni collettive e collocazione di strutture simboliche in forma di parola-congiunzione. Le lapidi sono ricordo di ciò che è defunto: qui viene dichiarata morta la scrittura poetica, la formulazione di versi a cui l’artista ha davvero rinunciato. Rosaria Abate

note:
note compilatore:

(la foto è molto rovinata) inoltre il lavoro per essere fruito correttamente deve far coincidere il bordo del marmo con il bordo della porzione marmorea raffigurato nella fotografia

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