Rebus, 

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interno libretto

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esterno libretto

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tipologia:
oggetto
nr. archivio:
166
nr. inventario:
169PV032
nr. inventario 2: 176AMBop
anno:
1991- 2010
anno ordinamento:
1991
tecnica e materiali:

fotografia su tela, gomma, cartoncino

dim. senza cornice:
61,8 x 35,3 x 5,3 cm
dim. con cornice:
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:

Alessandro Alimonti

iscrizioni e firme:

firmato

esemplari tiratura:
pezzo unico, in questa versione e dimensione
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:

Nicoletta Boschiero (a cura di), Quanto Bentivoglio?, Tlon, Roma, 2022

didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:

Mirella Bentivoglio – Il cuore della consumatrice ubbidiente, Brescia, Galleria dell’Incisione, 22 aprile – 24 maggio 2018

Quanto Bentivoglio?, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 18 ottobre 2022 – 29 gennaio 2023

condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Mirella Bentivoglio realizza questo ermetico oggetto partendo da una fotografia in bianco e nero, scattata da Alessandro Alimonti, raffigurante la porzione di un giardino, dove l’inquadratura di archi concentrici posti frontalmente, si conclude nell’inserimento tridimensionale di un uovo, quale punto di fuga della prospettiva centrale della raffigurazione.

Nel 2010 Bentivoglio correda la composizione di un libretto esplicativo, che mostra sulla copertina una texture ricavata dall’ingrandimento della fotografia stessa – uno screziato bianco e nero estratto dalle fronde degli alberi che intervallano le arcate – recante, all’interno, la comprensione del Rebus: “Uno studente chiese al suo professore, Mario Fales, decriptatore di antiche scritture dell’area mediterranea, che cosa potesse significare il logo ‘algis berel toda’ scolpito nell’arco di pietra di un giardino di Malcesine, visibile dalla strada che fiancheggia il Lago di Garda. Il professore, dopo vari inutili tentativi di collegare quelle parole a lingue diverse, decise di rivolgersi alla vicina parrocchia per sapere chi abitasse, o avesse abitato, nella villa affacciata su quel giardino. Dai registri risultò che in passato vi era a lungo vissuta una coppia molto unita. I due si chiamavano Alberto e Giselda. L’enigma era così risolto. In quelle tre parole i due avevano semplicemente mescolato le sillabe dei loro rispettivi nomi: le prime due, le due seconde, le due terze sillabe, collegate come i loro destini. Quando ne venni informata feci fotografare l’arco. Ne moltiplicai l’immagine, in prospettiva, ipotizzando una sorta di galleria, come per ricondurre la coppia all’unità del simbolo primigenio costituito, l’uovo. Un rebus verbovisivo, composto per una segreta poesia d’amore trovata”. Rosaria Abate

note:
note compilatore:
credit line:
Archivio Bentivoglio Roma