Mirella Cinderella


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tipologia:
libro-oggetto
nr. archivio:
602
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
1997
anno ordinamento:
1997
tecnica e materiali:

marmo, porcellana, carta

dim. senza cornice:
dim. con cornice:
dimensioni: 20 x 25 x 14,5 cm
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:
esemplari tiratura:
pezzo unico
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
The National Museum of Women in the Arts, Washington

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:

Anna Maria Lelli, Frances K. Pohl, Krystyna Wasserman, The Visual Poetry of Mirella Bentivoglio, con antologia critica, De Luca Editore, Roma, 1999

didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
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doc. contrinuto:
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doc. contrinuto:
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didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:

The Visual Poetry of Mirella Bentivoglio, Washington, The National Museum of Women in the Arts, 1 marzo -12 giugno 1999, Istituto Italiano di Cultura, 2-31 marzo 1999

condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Un libro-oggetto donato dall’artista al Museo delle Donne di Washington (NMWA). Si tratta di un lavoro dove la componente femminile è finemente espressa dalla scarpa, che in questo caso si sostituisce al segno dell’origine e della materia, legandosi alla parte maschile, istituzionale, sintetizzata nel volume. E i libri in questo caso sono due: uno è quello in marmo, sul quale la scarpa è adagiata in diagonale, l’altro è in carta, con le pagine aperte, sfogliabili, ma prive di scrittura; questo piccolo libricino diventa la fibbietta decorativa della scarpa, il suo ornamento. Il materiale della scarpa (porcellana) si intona perfettamente ai colori della superficie del libro di marmo, e anche ai bordi delle paginette di quello in carta. Mirella Bentivoglio entra in modo autoreferenziale nel titolo, identificandosi con Cenerentola: ma non le resta la piccola scarpetta di cristallo, bensì una scarpa della misura simile al numero per calzature indossato realmente dall’artista. Non è la prima volta che Mirella Bentivoglio tira in ballo i suoi piedi, a proposito di poesia. Nell’azione Scrivere coi piedi (1977), nella quale il suo piede è fotografato nell’atto di scrivere con un pennarello tra le dita, intendeva commemorare una lapide alla scrittura poetica (tradizionale). “Bisogna usare i piedi nel senso che c’è bisogno di camminare per fare poesia”, era solita dire. E in questo modo, infatti, esprimeva quella scelta che si andava spesso verificando nell’ambito sperimentale, per cui la scrittura e la poesia venivano condotte fuori dalla pagina, nell’ambiente, nelle performance, nelle azioni di partecipazione dell’arte relazionale; e il libro, privo di scrittura, come nel caso dei due volumi inseriti in questo lavoro, diveniva infine autonomamente significante, veicolo di se stesso. Rosaria Abate

note:
note compilatore:
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