La firma


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tipologia:
foto
nr. archivio:
313
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
1973
anno ordinamento:
1973
tecnica e materiali:

fotografia del collage originale, montata tra plexiglas

dim. senza cornice:
77,5 x 11,5 cm
dim. con cornice:
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

fronte in basso titolo e data

esemplari tiratura:
pezzo unico, in questa versione e dimensione
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Si tratta di una versione fotografica del collage originale, mediante il quale l’artista dispone su un fondo nero la sagoma del suo cognome, ritagliato da un grande facsimile di banconota, e incompleto, poiché privato del dittongo finale “io”, posto invece nel convenzionale spazio della firma, in basso, verso il bordo della superficie. L’opera è dunque da ritenersi una identificazione del lavoro con la firma; ma nello stesso tempo si tratta di una identificazione mutila, perché è “io”, l’artista, ad essere assente. Si compone di tre firme, o meglio il concetto di firma è coinvolto su tre livelli: il primo, il titolo; il secondo è il cognome-valore di scambio, mutilato; il terzo è la firma autentica, soggettiva, ma anche pluralistica perché chiunque può riconoscersi in quel dittongo privo di riferimenti personali. Si tratta infatti del ritratto di una assenza: con tre pseudo-firme, la firma vera non c’è. Spiegava l’artista: “Io sono chi mi ha mutilato il nome, messo la firma al posto dell’opera, messo la banconota dentro il nome, messo il dittongo al posto della firma; io sono l’individuo che può esprimere la sua libertà solo attraverso la contraddittorietà, e rompe le regole del gioco per un lavoro che sta al gioco”. Mirella Bentivoglio aveva esposto l’opera insieme a Merdification nella mostra personale al Brandale di Savona (1976): due soli lavori per una esposizione dedicata al ruolo identitario dell’artista con il proprio prodotto, tanto che la mostra personale era intitolata Bentivogl/io. Rosaria Abate

note:

schede collegate: 75; 76

note compilatore:

Mancando in basso il dittongo finale “io”, ovvero il terzo livello della firma, che completa la composizione del nome ritagliato dalla banconota, la versione di tale opera potrebbe essere incompiuta.

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