Io, 1973-1979

Download

tipologia:
fotocollage
nr. archivio:
581
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
1973-1979
anno ordinamento:
tecnica e materiali:

fotocollage su tela

dim. senza cornice:
83 x 61 cm
dim. con cornice:
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:
esemplari tiratura:
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
proprietà:
collezione privata, Londra

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:

Mirella Bentivoglio. L’altra faccia della luna, a cura di Paolo Cortese e Davide Mariani, Istituto Italiano di Cultura, Atene, 2022

condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Mirella Bentivoglio sceglie il dittongo “io”, finale del suo cognome, essenza di quel personalismo collettivo cui tante volte ha fatto ricorso nella sua poetica (Icona nera, La firmaAutoritratto emblematico, Soggettivismo oggettivato), per impersonare il suo stesso ritratto: una fotografia che la vede nell’atto di sorreggere una grande O fessurata, dal quale fuoriesce la sua gamba. La posizione eretta dell’artista può identificarsi con la “i”; il suo volto, sostituito da una forma d’uovo nero, è diventato il puntino che sovrasta la vocale nel suo stato minuscolo.  Il significante espresso nel titolo si identifica con quello ottenuto nell’immagine, così come il suo stesso significato corrisponde al contenuto della fotografia, in quanto ritratto dell’artista nascosto sotto il simbolo eletto dell’uovo. Le palme delle mani, aperte ai lati della vocale, la incorniciano come le “grazie” della lettera O. L’espressione intercodice di questo lavoro non è solo nell’utilizzo della parola combinata all’immagine: ma nel fatto che parola e immagine risiedono nel linguaggio del corpo. Si tratta di un’opera che vede Poesia visiva e Body Art insieme, e nella scelta di sottrarsi ad una fisionomia individuale, sorpassato il concetto di autoritratto,  si estende a chiunque pronunci la parola “io”. Come spiega Bentivoglio, questa dilatazione negli altri “è consentita proprio dall’uso poetico di uno strumento di comunicazione”.  Rosaria Abate 

note:

Schede collegate: 70; 71; 72

note compilatore:
credit line: