Io, (1973)

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retro

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tipologia:
grafica
nr. archivio:
71
nr. inventario:
071GR059
nr. inventario 2: 080AMBop
anno:
(1973)
anno ordinamento:
1973
tecnica e materiali:

fotografia

dim. senza cornice:
42 x 29,8 cm
dim. con cornice:
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

fronte in basso titolo, firma e p.a - retro "Io" fotografia di collage originale conservato alla Galleria degli Uffizi, Firenze, firma-

esemplari tiratura:
p.a.
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Mirella Bentivoglio sceglie il dittongo “io”, finale del suo cognome, essenza di quel personalismo collettivo cui tante volte ha fatto ricorso nella sua poetica (Icona nera, La firmaAutoritratto emblematico, Soggettivismo oggettivato), per impersonare il suo stesso ritratto: una fotografia che la vede nell’atto di sorreggere una grande O fessurata, dal quale fuoriesce la sua gamba. La posizione eretta dell’artista può identificarsi con la “i”; il suo volto, sostituito da una forma d’uovo nero, è diventato il puntino che sovrasta la vocale nel suo stato minuscolo.  Il significante espresso nel titolo si identifica con quello ottenuto nell’immagine, così come il suo stesso significato corrisponde al contenuto della fotografia, in quanto ritratto dell’artista nascosto sotto il simbolo eletto dell’uovo. Le palme delle mani, aperte ai lati della vocale, la incorniciano come le “grazie” della lettera O. L’espressione intercodice di questo lavoro non è solo nell’utilizzo della parola combinata all’immagine: ma nel fatto che parola e immagine risiedono nel linguaggio del corpo. Si tratta di un’opera che vede Poesia visiva e Body Art insieme, e nella scelta di sottrarsi ad una fisionomia individuale, sorpassato il concetto di autoritratto,  si estende a chiunque pronunci la parola “io”. Come spiega Bentivoglio, questa dilatazione negli altri “è consentita proprio dall’uso poetico di uno strumento di comunicazione”.  Rosaria Abate  Rosaria Abate 

note:

Schede collegate: 70; 72; 572

note compilatore:
credit line:
Archivio Bentivoglio Roma