Il pianto della pittura


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tipologia:
oggetto
nr. archivio:
644
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
senza data
anno ordinamento:
senza data
tecnica e materiali:

collage oggettuale su tela, tavolozza, carta, pietre colorate (paste vitree, resine plastiche?), in cornice di legno

dim. senza cornice:
dim. con cornice:
32 x 40 cm
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

senza firma

esemplari tiratura:
pezzo unico, in questa versione e dimensione
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
collezione privata, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
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esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Una tavolozza come un volto, dove l’occhio è ricreato nel foro per l’impugnatura, dal quale scendono le macchie di colore, divenute le sue stesse lacrime: la personificazione della pittura, mediante l’impiego del suo stesso strumento, come metafora di una modalità espressiva superata.

In giovinezza, Mirella Bentivoglio scriveva poesie in versi e dipingeva, ma questa creatività, scissa, tra gli anni Cinquanta e Sessanta ha subito un orientamento diverso, dirigendosi verso quella strada che l’ha condotta a compenetrare le due forme di espressione, parole e immagini. Questo oggetto è la variante di un altro mesto ritratto della pittura, datato 1954.

L’occhio inserito in una composizione oggettuale, potrebbe richiamare il noto Indestructible Objèct di Man Ray, non solo per la dadaista trasposizione di un ritratto “monoculare”, ma anche per il senso di malinconia, la condizione di superamento e distacco, che in un certo senso accomuna le due creazioni. Rosaria Abate

note:

Schede collegate: 413

note compilatore:

Il collezionista riferisce che l’opera si intitola La tavolozza che piange. Molto più probabilmente si intitola: Il pianto della pittura, titolo già adottato da un’opera dell’artista di proprietà delle eredi (1954). Verificare la data, perché il collezionista riferisce che il lavoro è datato 1990: potrebbe essere una variante del tema realizzato tra i suoi primissimi lavori, oppure effettivamente riformulato da Mirella Bentivoglio in un periodo di successivo agli anni Cinquanta, ma concettualmente collegato a quel momento di passaggio. (R. A.)

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