Autoritratto emblematico (Grovigl/io)


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Grovigl/io (Autoritratto emblematico), 1971

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tipologia:
grafica
nr. archivio:
45
nr. inventario:
045GR035
nr. inventario 2: 054AMBop
anno:
1971
anno ordinamento:
1971
tecnica e materiali:

serigrafia su carta

dim. senza cornice:
dim. con cornice:
dimensioni: 50 x 70 cm (compreso passpartout)
desc. stato opera:

l'opera grafica si presenta montata con passpartout verde

altri autori:
iscrizioni e firme:

fronte in basso, titolo, firma e data

esemplari tiratura:
esemplare non numerato
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Mirella Bentivoglio realizza due opere sul tema del groviglio. La prima è Autoritratto emblematico (1971), centrata sul filo della scrittura che, nell’esibizione in corsivo della parola stessa (“groviglio”), isola creativamente il dittongo finale “io”: l’artista ottiene appunto un autoritratto, poiché le vocali finali sono disposte come i tratti somatici di un volto tondeggiante ricavato proprio dalla grafia, che assume una stilizzata aspirazione antropomorfa. 

L’altra opera grafica dedicata al groviglio, è Soggettivismo oggettivato (1972), dove la sillaba conclusiva si differenzia dal filo della scrittura, presentandosi in caratteri stampati.

Spesso Bentivoglio ha individuato il pronome singolare IO in molte opere (La firma, Icona nera, ecc.) come superamento di un punto di vista individuale, con il significato di un personalismo collettivo nel quale ognuno può riconoscersi. Esattamente come in questo ritratto. Rosaria Abate

note:

Schede collegate: 22; 42; 43; 44; 352

note compilatore:

Su diverse schede è indicato che si tratta di una serigrafia, anche se  a me risulta sia stata realizzata come litografia edita da Bolaffi. La tecnica litografica credo sia anche più pertinente con la descrizione spesso annotata dall’artista, vale a dire che ha realizzato la scrittura partendo proprio da un filo. Andrebbe valutato con un esperto di stampe se si tratta di errore nelle didascalie o se esiste sia la realizzazione litografica che serigrafica (R. A.)

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