Gabbia (:HO)


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tipologia:
grafica
nr. archivio:
298
nr. inventario:
nr. inventario 2:
anno:
1970
anno ordinamento:
1970
tecnica e materiali:

serigrafia montata con cornice nera

dim. senza cornice:
57,7 x 31,7 cm
dim. con cornice:
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

fronte con titolo, firma, data - retro con titolo, firma, data e dichiarazione

esemplari tiratura:
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
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doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

Poesia concreta che rappresenta, in forma di gabbia, la prima persona del verbo avere. Contrappone la serialità, la separazione della H (che nella lingua italiana non ha alcun riscontro fisico, fonetico, e raffigura in un certo senso la divisione e l’astrazione), alla fisicità e autonomia iconica della chiusa lettera O (tondeggiante e così corporale che la bocca per dire una O, forma una O); e dunque mette in risalto la dimensione astratta dell’avere con quella concreta dell’essere. Le H sono la struttura che l’uomo ha dato alla propria esistenza. Non basta affermare che chi possiede è in gabbia: chi non possiede lo è ancora di più, e quindi viene considerata la necessità del dover avere per poter esistere. La O, rossa, spicca sulle astratte H e rappresenta una alternativa (in italiano, O ha valore di parola: oppure). E’ la possibilità di uscire fuori dalla gabbia. Rosaria Abate

note:

schede collegate: 20; 21; 296; 297; 299; 300; 301; 302; 303

note compilatore:
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