Consumi – textrouvé


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Consumi – Textrouvé, 1958-66

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Consumi – Textrouvé, 1958-66

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Consumi – Textrouvé, 1958-66

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tipologia:
oggetto
nr. archivio:
1
nr. inventario:
001PV001
nr. inventario 2: 002AMBop
anno:
1958-66
anno ordinamento:
1958
tecnica e materiali:

carta recuperata (da manifesti pubblicitari) montata su telaio

dim. senza cornice:
dim. con cornice:
90,8 x 72,7 cm
dimensioni:
desc. stato opera:
altri autori:
iscrizioni e firme:

sul fronte in basso a destra, firma e data '"66"
sul retro di lato, titolo, firma e data '58 e scritta autografa: "solo più tardi riconosciuto come poesia visiva"

esemplari tiratura:
pezzo unico
edizione:

autentica:
autentica data:
autentica autore:
autentica doc.:
autentica autore:

provenienza:
studio dell'artista
proprietà:
Archivio Bentivoglio, Roma

valore:
valore assicurativo:
collocazione:
movimentazione:
perizie:
doc. perizie:

restauri:
doc. restauri:

bibliografia:
didascalia:

La bugia, 2005

didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:
didascalia:
doc. contrinuto:

esposizioni:
condition report:
doc. condition:

scheda storica:

L’opera è un object trouvé della fine degli anni Cinquanta, anche se è presentata come fosse un dipinto parietale.  Si tratta di un pannello con immagini e striscioline verbalizzate, come le opere del movimento fiorentino degli anni Sessanta che, all’epoca della “scoperta”, ancora non costituiva un gruppo formato; inoltre a quella data, Mirella Bentivoglio non produceva ancora consapevolmente opere di sperimentazione verbovisiva. Si tratta di un prelievo, e dunque di una presentazione come oggetto d’arte, ribattezzato secondo i dettami dell’avanguardia nel 1966. La materia cartacea, a strati, è evidenziata nel suo spessore da graffi, sfregamenti, penetrazioni. La lieve colorazione proviene dal tempo, dalle vecchie colle, in qualche modo tattilmente stimolate. Il termine del titolo è coniato dalla contrazione di Textetrouvé, fuse insieme. Vi sono rappresentati i segni della contemporaneità: lo schermo del cinema, il convegno, ecc.. Il mondo del consumismo vi è solo in qualche modo alluso, mediante la carta consumata, e non strappata al modo dei decollage.  La ricerca dell’artista è partita da lì, prima prova conservata e presentata come opera (ridatata nel 1966): dai significati nelle “pattumiere della visualità”, per usare le sue stesse parole. Probabilmente è stata rintracciata in qualche laboratorio, dove Bentivoglio raccoglieva prove scartate e buttate via, immagini sovrapposte per prove di inchiostri, ecc.. O ai bordi della strada, punti di riferimento nel suo lavoro. Nel 1964, grazie a un articolo mostratole dal marito, Mirella Bentivoglio aveva appreso dell’esistenza della Poesia Concreta. Ma in realtà aveva già fatto Poesia Visiva prima di conoscere e dedicarsi alla Poesia Concreta.   Rosaria Abate

 

note:
note compilatore:
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